Avamposto 42

Molto probabilmente nemmeno Douglas Adams lo avrebbe immaginato, quando quasi per scherzo registrò le prime quattro puntate della serie radiofonica nella Londra del 1979. Eppure la sua “Guida galattica per autostoppisti”, primo romanzo della “trilogia in cinque parti”, è diventato un vero cult per gli amanti del genere fantascientifico, fino a conquistare, con il suo humor surreale, l’ultima missione spaziale Expedition42.

42Ad ogni missione per la Stazione spaziale viene infatti assegnato un numero progressivo, e questa era la numero 42. Ma 42 è un numero molto particolare per gli appassionati di Douglas Adams: è infatti la “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” elaborata dal computer Pensiero Profondo dopo ben sette milioni e mezzo di anni di elaborazione dati. Se non avete letto il libro, forse comunque ricorderete questa famosa scena.

E così, il caso ha voluto che quel 42 diventasse l’ispirazione per tutta la missione, tanto che Samantha Cristoforetti ha pensato bene di calarsi così tanto nel personaggio da vestirne addirittura i panni cinematografici nel poster celebrativo che gli equipaggi della Nasa realizzano prima di partire per la spedizione.

Avamposto42

Ma non è tutto. “La ‘Guida galattica per autostoppisti’ è un libro decisamente notevole, forse il più notevole, sicuramente quello di maggiore successo, mai pubblicato dalle grandi case editrici dell’Orsa Minore. Più popolare del ‘Manuale di economia domestica celeste’, più venduto di ‘Altre 53 cose da fare a gravità zero‘ e più discusso della trilogia di bestseller filosofici di Oolon Colluphyd ‘Dove ha sbagliato Dio’, ‘Ancora alcuni tra i più grandi sbagli di Dio‘ e ‘Chi è questo Dio, in fin dei conti?‘. La Guida ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, come l’indiscussa depositaria di tutta la conoscenza e la saggezza, per due importanti ragioni. Primo, costa un po’ meno; secondo, reca la scritta, DON’T PANIC in grandi e rassicuranti caratteri sulla copertina”.

E dunque Don’t panic è diventato anche il motto della missione di Samantha, riportato sulla targhetta cucita sulla sua tuta blu, ed è l’hashtag lanciato su Twitter dal sito internet che segue la sua missione che si chiama, manco a dirlo, Avamposto42 .

Insomma, lei e gli altri astronauti, a dispetto della loro preparazione, tenacia, competenza e prestanza fisica, si dimostrano essere umani, molto umani. Tanto umani da dover addirittura mangiare, in orbita. Motivo per cui, dovendo poi scegliere un tema per la sua missione, la Cristoforetti ha ben pensato di seguire una sua passione e, allo stesso tempo, di omaggiare ancora una volta Adams con il suo secondo libro: “Ristorante al termine dell’Universo”. Nei mesi in cui sarà nella stazione spaziale infatti, si occuperà tra le altre cose di nutrizione e salute, con ingredienti e ricette descritte minuziosamente sul suo blog e che, volendo, potete provare a fare a casa, magari saltellando, per illudervi sull’assenza di gravità.

Avamposto42

E così un Paese che drasticamente e miopicamente taglia i fondi alla ricerca, prova a distruggere la propria Università e continua ad arrovellarsi su beghe con nessuna prospettiva di sviluppo, riesce sardonicamente ad elogiare la Cristoforetti, prima italiana e cinquantanovesima donna a volare tra le stelle, costringendo però chiunque avesse voluto vedere in diretta il lancio in orbita ad andare su canali TV improbabili o sul web, perché tutti gli spazi televisivi più importanti erano occupati da partite di calcio, film di serie B e talk show di pseudo approfondimento politico.

Gli stessi talk ai quali pensavano di partecipare anche gli scienziati del libro di Adams che, avendo ormai la risposta, il famoso 42, ma non la domanda, pensarono bene di cavarsela usando il verso  «How many roads must a man walk down?», che apre la canzone Blowin’ in the Wind di Bob Dylan e che significa «Quante strade deve percorrere un uomo?», come “Domanda” da rendere pubblica in TV, ma solo dopo aver respinto la domanda «Che cos’è giallo e pericoloso?».

Sarà per questo che a noi che rimaniamo qui giù, ma con la testa all’insù, la Guida autogalattica non ci sembra tanto fantascienza, quanto la descrizione di una strampalata realtà di un mondo e di un Paese che cerca risposte, ma che non si fa domande, che elogia i singoli, quando ce la fanno, ma che investe poco perché dai singoli si passi alla collettività. Motivo per cui, a tratti, ci sentiamo molto più vicini all’Androide Marvin, uno dei personaggi più intelligenti e per questo tristi del libro, per il quale solo la capacità di essere felice ha confini precisi, perché “potrebbe stare dentro una scatola di fiammiferi piena”.

Marvin però è anche il personaggio che ha ispirato la canzone dei Radiohead “Paranoid Android” e che, strano a dirsi, ancora non è finita nelle tracce audio che ascolta Samantha, almeno fino a quando non leggerà questo articolo. Ovvio.

Insomma, pensare a degli uomini nello spazio fa sempre un certo effetto, ma immaginare che facciano esperimenti scientifici, si dilettino di cucina, scrivano costantemente un blog e fischiettino tranquillamente delle canzoni è addirittura spiazzante, soprattutto considerando il fatto che il nostro è “un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione”.

@PArgoneto

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Questo pezzo è l’editoriale del nuovo numero del Fanzine di Liberascienza: qui il download gratuito.

Fanzine Liberascienza

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