Lo sconosciuto Doctor Tapping. Il radiologo che ha fatto impallidire persino Brian May.

Che pizzicando delle corde di lunghezza diversa si possano ottenere suoni diversi lo sappiamo da millenni. Uno dei primi a sperimentarlo fu Pitagora, che da questa constatazione partì per la tangente, nel senso figurato e non solo, immaginando che, a quel punto, tutto poteva essere espresso in termini di rapporti di lunghezze e, quindi, di numeri. Il passaggio da qui all’utilizzo degli strumenti a corde come mezzo per esprimere l’animo umano, dalla lira di Apollo alla chitarra di Jimi Hendrix, ha richiesto non solo tempo, ma anche dedizione e, solo talvolta, genialità. Infatti la prima te la puoi imporre, la seconda o ce l’hai o non c’è niente da fare.

hendrix-jimi

Quando però le due cose si combinano si ottengono delle esperienze improbabili che lasciano interdetti, come quando ci si meraviglia del fatto che possano esistere delle donne non solo bellissime, ma anche estremamente intelligenti. Il fatto è che non siamo abituati alla cose improbabili, che però non sono impossibili. E così può succedere che Joe Satriani rimanga stupito da un video trovato quasi per caso su Youtube, tanto stupito da inviarlo a Brian May, lo strepitoso chitarrista dei Queen, che a sua volta lo definisce “incredibile”. È la performance di un anonimo radiologo italiano che suona la chitarra usando la tecnica del tapping.

Brian May

Siamo nel 1965 e Vittorio Camardese, questo il suo nome, non è di certo il primo a suonare in questo modo, né tantomeno sarà quello più famoso ad averlo fatto. A partire da Roy Smeck nel film “Club house party” del 1932, allo stesso Joe Satriani, passando per Jimmie Webster e forse addirittura per Paganini, la tecnica era stata già sperimentata, sebbene a un livello molto rozzo.

La questione quindi non è quella della primogenitura: si potrebbe andare a ritroso all’infinito su qualunque cosa succeda in questo mondo, finendo sempre con la stessa risposta tanto cara a Tommaso D’Aquino, che alla fine tutto ha origine da Dio.

Risposta tanto comoda quanto inutile, dimostrazione ne è il fatto che di azzuffate su chi abbia fatto per primo qualcosa affollano la nostra storia: è stato davvero Colombo ad arrivare per primo in America? Il calcolo differenziale lo ha inventato per primo Leibniz o Newton? Michael Jackson è stato davvero il primo a fare il passo del moonwalk? Ma chi se ne frega, tanto come lo faceva lui non lo ha mai fatto e non lo farà mai più nessuno.

Quello che è interessante è la storia di questo radiologo e musicista autodidatta, che ha il fascino delle ricchezze ritrovate in soffitta, dimenticate da tutti. Camardese, estremamente schivo, ha infatti sempre rifiutato di suonare davanti ad un pubblico e di fare il grande salto nell’Olimpo degli dèi del jazz mondiale, pur avendone avuta la possibilità più volte.

In un periodo in cui in Italia imperavano Nilla Pizzi e Bobby Solo, Camardese non ha mai voluto registrare la sua musica perché pensava che non rendesse giustizia al suo stile, così come non ha mai voluto andare negli Stati Uniti a suonare con personaggi del calibro di Chet Baker, con cui era grande amico, perché aveva paura non tanto di volare con l’aereo, quanto di precipitare. Chet-Baker-1

Chet Baker che, non perdendo mai del tutto le speranze di poter suonare con lui, gli scrive memorabili lettere in un italiano zoppicante: “Io spero che tu continua suonare vostra guitare perché ha un sacco di talento, senza altro. Chet ”. Lettere che, oltre a confermarci la grande stima artistica del jazzista per Camardese, ricoprono un’importanza capitale per il pubblico italiano perché rivelano molte meno incertezze sintattiche e grammaticali di numerosi romanzieri di successo nostrani.

Camardese quindi, per quel che se ne conosce, non avrebbe mai raccontato la sua storia in prima persona: perché nessuna persona sana di mente può pensare che la sua vita quotidiana, costellata di incertezze, fobie e una chitarra rattoppata alla meglio con dello scotch, possa interessare qualcuno. Anche Kafka la pensava così, tant’è vero che all’amico Max Brod e alla compagnia Dora Dyamant aveva dato il preciso ordine di non pubblicare più nulla di lui dopo la morte e di bruciare tutti i suoi manoscritti. Per fortuna però le sue volontà non sono state rispettate, perché certe cose trascendono la volontà del singolo e riguardano tutti.

È per tutti questi motivi che una casa di produzione e una coraggiosa, e giovane, regista italiana hanno deciso di realizzare un video documentario su questa storia, sconosciuta e straordinaria nella sua normalità.

Di cosa parlerà il film? Della vita di Camardese? Delle grandi occasioni solo sfiorate e poi perse in campo musicale? Di come un radiologo possa coniugare scienza e musica? A queste domande si potrebbe rispondere come faceva Alberto Burri quando gli chiedevano di spiegare i suoi quadri: “Se avessi potuto spiegarli, non li avrei fatti”. La realtà è che qualsiasi risposta si possa dare, per quanto compiuta ed articolata, farà sembrare questo ambizioso progetto di documentario una grande stronzata.

È necessario andare oltre la trama per un’operazione del genere. Pensate ai romanzi: di cosa parla “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana? ”, potremmo chiedere ad un redivivo Gadda. “Viene uccisa una donna a Via Merulana, c’è un investigatore napoletano che indaga, alla fine non scopre il colpevole perché la realtà è un gran casino”. A Queneau andrebbe peggio ancora, con i suoi “Fiori Blu ”: “C’è uno che vive su una chiatta che quando dorme pensa di essere uno che vive nel passato, che quando sogna pensa di essere uno che vive su una chiatta che quando è sveglio scrive frasi ingiuriose sui muri di casa sua, che poi cancella ”.

Più interessante sarebbe chiedersi cosa può dire a noi, una storia così. Può dirci di come la realtà travalichi i confini tra notorietà e ordinarietà, tra talento musicale e scienza medica, tra racconto e autocelebrazione, tra genio e finzione.

Narra la leggenda che Robert Johnson, il re del blues del Missisipi, strinse un patto nientemeno che col Diavolo in persona, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. Lo fece ad un bivio, di notte. Un bivio, come quello di Parmenide: tra ciò che è opinione comune ed apparente, Camardese? Un radiologo come tanti, e ciò che è nascosto e che però può essere svelato, Camardese? Uno dei più dirompenti musicisti italiani degli ultimi decenni.

Lo sconosciuto Doctor Tapping.

@PArgoneto

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Per contribuire attivamente al progetto, guardare i video e scoprire altro sul documentario vai qui. PSM1404810421PS53bbb4b500262

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