Di Consoli e il Fattore Y.

Ho troppo rispetto per la funzione che svolge il Quotidiano per far sì che diventi il luogo dove consumare uno scambio di opinioni tra sole due-tre persone, che probabilmente poco interessa la collettività. La risposta-non-risposta che Di Consoli ha dato, a seguito di un mio intervento, merita però qualche considerazione che lascio  qui, sul mio blog.

Y

Innanzitutto una precisazione. Nel mio intervento ponevo l’accento su due cose: la efficacia/utilità del porsi alcune domande “circolari”, soprattutto se si pensa che esse possano contribuire niente di meno che a un nuovo modo di impostare e vivere la politica; la necessità di un confronto più allargato e “di senso” rispetto a un “dialogo” che, più che altro, aveva l’aspetto di un “monologo a due voci”.

La risposta ottenuta è in sostanza una non-risposta: difendendo posizioni più che argomentando, l’unica cosa che viene esplicitamente dichiarata è che, se da un lato c’è chi come Di Consoli pone questioni perché colto “da un sentimento di amore, di sperdutezza, di disagio, di passione disperata” per la Regione, dall’altro c’è chi con “penosa e crudele ilarità” si muove solo per volontà (meschina) di candidarsi a qualcosa. Sempre secondo Di Consoli, infatti, la differenza tra lui e il resto del mondo la fa “l’interesse personale”.

In altre parole: lui rappresenta e descrive il “bene-collettività”, gli altri il “male-individualismo”, visione dicotomica tipica del suo pensiero binario. Ovviamente, sulla base di quali considerazioni o fatti egli si arroghi questa infallibile capacità di giudizio, non è dato sapersi. Probabilmente questa sua abilità deriva da quella “forza ctonia di sentimenti antichi e di visioni sfocate” di cui tanto si vanta. Visioni parecchio sfocate, a dire il vero.

Così sfocate che l’enfatico intellettuale, più che argomentare nel merito le questioni, ritiene sufficiente cavarsela sbrigativamente con un doppio carpiato da fare invidia a un atleta olimpionico. Spostando la questione dai contenuti a chi li ha espressi, la conseguenza a cui cerca di condurre è molto semplice: siccome chi esprime certi concetti non piace a lui (e questa è oggettivamente una nota di merito), anche ciò che egli dice è automaticamente sbagliato. Questo è il bel risultato che si ottiene a non far studiare (almeno un po’) di matematica agli umanisti: una serie di non sequitur imbarazzanti spacciati per profondità di pensiero.

Estroverso poi il richiamo a “questi scienziati che hanno imparato a studiare per mettersi sopra gli altri, per fottere il prossimo”. Frase da cui si può evincere, oltre alla sua spiccata propensione al dialogo, anche un gaio doppio senso sessuale che, da solo, potrebbe però spiegare la sua avversione alla scienza e a chi la pratica.

Per non parlare della boutade sulla fantomatica “formula matematica dell’assenza di Dio” che appagherebbe, sempre secondo Di Consoli, gli animi degli scienziati (o perlomeno quelli che lui immagina essi siano). Ovviamente tale formula non c’è, e non potrà mai esistere, ma probabilmente fare dichiarazioni enfatiche, senza porsi minimamente il problema di dimostrare ciò che si dice, è una pratica che per quelli come lui fa curriculum da “intellettuale”. Fortunatamente non è così per tutti.

Rimango dunque convinto che, se si vuole fare una vera analisi dei paradigmi da adottare perchè si possa essere davvero incisivi nella società, servano nuove chiavi di lettura (considerato che le vecchie ci hanno condotti proprio a questa situazione), ragionamenti logicamente solidi, e una capacità al dialogo che punti al confronto sui contenuti, non al triviale screditamento dell’”avversario” solo perchè non si è in grado di argomentare a sufficienza le proprie affermazioni.

Dunque, più che ricercare il Fattore X, sarebbe opportuno iniziare ad eliminare o cercare di limitare (un po’ tutti eh) quanto più possibile il Fattore Y, individuato e magnificamente descritto da C.M. Cipolla quale causa prima dei maggiori problemi per la società.

Twitter Argoneto

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