Magazine sull’esattezza. Ci siamo.


Copertina Esattezza
D’accordo, speravamo in un Paese normale e anche questa volta abbiamo dovuto rimandare. Ma leggendo Piero Bongiovanni (a pag.7) con le sue oscillazioni tra esattezza e certezza, e subito dopo Francesca Borelli (a pag. 10) con il suo excursus filosofico alla ricerca della verità, il dispiacere passa presto.

Credevamo però che fosse perlomeno superato il momento in cui si vive solo in balia dei sondaggi e delle percentuali, eppure Giuseppe Calamita e Vito Imbrenda (pag. 16) ci spiegano, con l’aiuto della geostatistica, perché un piccolo errore c’è e ci sarà sempre. In ogni valutazione.

Volevamo anche un confronto elettorale moderno, tra visioni ideali contrapposte, come succede in quasi tutto il resto del mondo… e niente, non è possibile, siamo diversi, paisà. Eppure il monologo di Giuseppe De Nittis (a pag. 22), che si è straordinariamente calato nei panni di Ippaso di Metaponto, paradossalmente mantiene viva la speranza di un futuro migliore.

E poi ecco, l’articolo sarcastico e irriverente di Antonio Di Stefano (pag. 28) che ci (e si) chiede, fino in fondo, quanto valiamo sul mercato (con la quotazione corrente eh) e poi ancora  Bruna Giordano (pag. 32) che ci parla della prospettiva in arte e letteratura.

Anche Emanuele Greco (pag. 35) non è mica male: ci spiega come anche per i grandi artisti come Mondrian non sia stato poi tutto così semplice nella vita, facendoci guardare le sue opere da un’ottica del tutto diversa e inaspettata (lo sapevate che stava per rinunciare e fare l’agricoltore?). E poi le vertiginose tavole di fumetti di Giulio Laurenzi (a pag. 40), dichiaratamente contro ogni tipo di guerra, e le illusioni ottiche e architettoniche spiegate da Alessandra Maisto (a pag. 45): ma davvero l’esattezza è frutto di un inganno percettivo?

Basterebbero soltanto queste pagine per sentirsi ottimisti, ma se non ne siete ancora convinti, a pag. 53 troverete Giuseppe Romaniello che ci spiega l’amore supremo di (e per?) John Coltrane e, da ultimo, Hamza Zirem (pag. 59) che conclude il Magazine sull’affascinante figura di Fibonacci, diventato il Fibonacci che conosciamo solo dopo essersi culturalmente contaminato con un lembo d’Africa.

Nonostante tutto, noi di Liberascienza abbiamo individuato queste buone ragioni per cui l’Italia deve e può salvarsi.

Consapevoli che, come scrivo nell’editoriale su scacchi, letteratura e fisica quantistica, non esistono osservatori neutri. Ma solo potenzialmente neutralizzati.

Buona lettura!

Twitter Argoneto

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