Considerazioni semiserie post voto.

In questi giorni è un continuo avvicendarsi di notizie, di commenti, di valutazioni post voto. I risultati di queste politiche hanno sorpreso, è vero, ma soltanto coloro che finora non si sono accorti dell’Italia in cui viviamo. Ecco alcune considerazioni. Fatene quello che volete, basta che non le prendiate troppo sul serio.

Facendo i conti della serva gli elettori si sono spaccati in tre grossi blocchi.

Gli elettori del PDL sono una incognita. Esistono, ci sono perché vanno a votare, però non li riconosci. A parlare in giro, nei bar, nelle piazze, all’università, non ho mai trovato uno che mi dicesse: io voto Berlusconi. Eppure sono un terzo delle persone che conosco, la statistica non si discute. Sono un po’ come quelli che amano i film porno. Ce ne sono dappertutto, il mercato cinematografico e su internet di queste cose tira più di una multinazionale, eppure non si sente mai uno che dica: io guardo i film porno. L’elettore del PDL è così: timido, socialmente introverso, sa che verrebbe preso in giro dagli altri se si venisse a sapere questa cosa di lui, un po’ come quando alle elementari ti mettevi gli occhiali, e per questo non lo dice. Non si vede, nemmeno quando esce dalla cabina elettorale, ma lascia il segno. Onanista politico.

Gli elettori del PD sono quelli più frustrati. Erano convinti di vincere e poi non hanno vinto. A partire da Occhetto in poi è stato un continuo, persino i tifosi dell’Italia del rugby al “sei nazioni” in confronto si sentono superiori. Parafrasando una frase ormai famosa dedicata agli economisti, il PD sembra essere un partito nato con il preciso scopo di studiare il perché le proprie previsioni politiche non si avverano mai. Errori della dirigenza? Qualità dei candidati? Primarie vere solo a metà? Bersani che è diventato simpatico solo quando ha cominciato ad imitare l’imitazione che di lui fa Crozza? Fatto sta che i vari dirigenti ancora non si capacitano. Continuano, come le mosche su di un vetro, ad allontanarsi e poi a sbatterci di nuovo contro. Non è che non hanno capito che c’è un problema. È che non capiscono quale sia. Provate con uno specchio.

Gli elettori del Movimento 5 Stelle poi, sono stupendi. L’altro giorno sono rimasto affascinato su youtube a guardare il video di una che voleva entrare in Parlamento per spiegare come, da tre limoni, si potesse fare un detersivo per la lavastoviglie senza inquinare. Certo, mi direte, non sono tutti così. Vero, ma a sentirli parlare di acqua, di energia verde, di reddito minimo garantito, mi sembrano delle persone elette in un Paese dell’Africa sub sahariana piuttosto che in Europa. Quelli del movimento 5 stelle hanno chiarissimo in testa cosa vogliono fare. È sul “come” che devono ancora ragionare un bel po’.

Quindi, due terzi degli elettori ha dato retta a due grandi imbonitori e un terzo ha votato (turandosi naso, bocca, orecchie) incoscientemente per un leader e un programma altrettanto vago. Come è possibile?

Pensate a quelli che si affidano alle cure di ciarlatani e guaritori di ogni genere, a quelli che davano retta a Vanna Marchi o  che si fanno infinocchiare dal Lotto e dei Gratta e Vinci, a quelli che seguono l’omeopatia, le cure alternative, le pratiche orientali, le diete per gli addominali o i glutei sodi, che leggono e credono agli oroscopi, che frequentano maghi e chiromanti, che pensano che andare a chiedere una grazia da qualche parte possa farli guarire, a chi guarda inebetito Voyager, a chi si emoziona ad ascoltare il fantasma di quello che era Benigni, a chi invece dei Carabinieri chiama il Gabibbo, a chi si è preso una strizza per la fine del mondo dei Maya e ora è alla ricerca della prossima cosa per cui strizzarsi, tipo la profezia del primo papa nero, a chi nelle macchie di muffa di una parete pensa di vederci Gesù o Padre Pio e fa le foto.

Ora provate a contarli: secondo voi non sono gli stessi che poi vanno anche a votare? Perché mai allora tutta questa gente non dovrebbe credere, quando si tratta di politica, ai vari truffatori-ciarlatani-inconcludenti?

Ora già si parla di nuove elezioni, ma non è il parlamento che dev’essere cambiato di nuovo: sono i vecchi elettori. Siamo noi.

Twitter Argoneto

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