L’elettore inutile

ElettoreManca davvero poco al voto e noi elettori, in questi giorni che rimangono, subiremo l’assalto più duro. E non mi riferisco al numero o alla qualità delle promesse da cui saremo subissati. Otto von Bismark ad esempio, già duecento anni fa, ebbe a dire che “non si raccontano mai tante bugie come prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia”. Quindi nulla di nuovo.

Il motivo per cui, invece, subiremo gli attacchi psicologici peggiori è figlio di un altro paradigma, molto più subdolo della pratica delle promesse irrealizzabili: è lo spauracchio del “voto utile”. In altre parole ci viene chiesto di fare molta attenzione a come si vota per non “sprecare” il voto.

E considerando l’attuale legge elettorale, che nessuno ha avuto il coraggio di cambiare, potrebbe anche apparire un appello pieno di ragionevolezza: perché disperdere le forze e non concentrarle invece su quei cavalli che davvero hanno qualche possibilità di vincere la competizione elettorale? Ad un più attento sguardo però, dietro questo ragionamento si nascondono numerose “trappole logiche”.

La prima è di ordine dinamico. Secondo la logica del “voto utile”, se in Parlamento ci sono stati due partiti preponderanti, allora gli stessi due partiti dovranno continuare ad esistere, e vincere, in secula seculorum. Ma così non può essere e non è mai stato: parafrasando una frase di Enrico Cuccia infatti, i voti “non si contano, ma si pesano”. Addirittura, lo scorso anno, il matematico e teorico dei giochi Lloyd Shapley ha vinto il Nobel proprio per aver determinato un modo di pesare i voti, attraverso un indice che porta il suo nome, e che assegna appunto un valore più alto ai partiti magari più piccoli, ma che risultano determinanti.

La seconda trappola logica è relativa proprio al concetto stesso di utilità. Se è vero che essa si stabilisce in base a chi potenzialmente già può vincere, la domanda legittima è: che votiamo a fare? Sarebbe molto più logico ed economico sostituire ai milioni di elettori quelle poche migliaia che vengono intervistate per i sondaggi. Sondaggi che però non sono oggetti sacri, ma possono essere, e sono, utilizzati per influenzare il voto stesso. Non è un caso che nelle ultime settimane vengano proibiti. Questo è un concetto ben noto e introdotto mezzo secolo fa dal sociologo Robert Merton: ha a che fare con le cosiddette “profezie autoavverantisi”. Se un partito dice che sta rimontando, pur dicendo il falso, questa profezia finisce per incidere sulla percezione degli elettori, che credendoci si convincono a votare per il partito che starebbe rimontando, finendo col farlo rimontare per davvero.

La terza trappola del paradigma del “voto utile” è strutturale. In teoria la scelta di un partito piuttosto che di un altro dovrebbe essere legata ai loro programmi. Allo stesso tempo, però, dipende anche dalla credibilità delle persone che dovranno attuare quei programmi, quindi dai candidati. Ma con questa legge elettorale non è possibile per il cittadino elettore scegliere per chi votare. Dunque: se nel mio collegio un partito candida una persona per me impresentabile? È sempre un voto utile quello dispensato ad un candidato inutile?

La quarta questione è forse la più spinosa: il “voto utile” è a tutti gli effetti un concetto poco democratico. Per capirlo non c’è bisogno di scomodare Euclide, basta un po’ di buon senso: difatti se esiste un voto utile, specularmente esiste un voto inutile, e dunque un elettore inutile. E gli elettori sono considerati inutili nelle dittature, non nelle democrazie.

Ultimo passaggio: una considerazione di ordine propositivo. Il voto utile è, per come presentato, un voto non dato a favore di qualcuno, ma contro qualcun altro. Invita l’elettore non a votare per chi ha il programma che più lo convince, ma lo invoglia al male minore. Dunque trasforma la libera scelta elettorale in un vincolato atto di sfiducia. Ma quale speranza ci può essere in un Paese dove da decenni il voto è sequestrato dalla paura del male maggiore, comunque lo si intenda?

I cambiamenti radicali, quindi anche le elezioni di portata storica, si vincono e si perdono anche conoscendo (perfino scientificamente) come va il mondo, non illudendosi ideologicamente che vada invece come si vorrebbe che andasse. Si potrebbe quindi cominciare proprio da questo: votando in modo tale che il proprio voto non solo conti, ma pesi sul futuro di questo Paese.

Twitter Argoneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...