Autore locale

Chiunque sia interessato a leggere il mio nuovo libro deve sapere una cosa: quasi tutte le librerie che hanno copie di Vaticorca, per fare un piacere all’autore suppongo, hanno pensato bene di nasconderne scientemente le tracce. Per questo non lo troverete tra i best sellers (ovvio), ma nemmeno tra quelli che vengono sapientemente posizionati vicino alla cassa (in genere scritti da amici e/o parenti del proprietario della libreria) che attirano il tuo sguardo proprio mentre stai pagando e che ti fanno pensare:  “ma sì, quasi quasi prendo anche questo”. Inutile cercare anche tra gli scaffali di narrativa italiana, di saggistica, piuttosto che, presi dalla disperazione e dalla mancanza nichilista di senso, di religione o filosofia. Niente di tutto ciò. Avendo capito appieno lo spirito del libro (sono sarcastico, non confondetevi), molto più facilmente troverete Vaticorca sugli scaffali dedicati agli “autori locali”. Quella parte della libreria, insomma, in cui vengono relegati i libri artigianali (come i panettoni e le colombe), quelli con l’introduzione del Professor X, del Vescovo della Diocesi di Y, con la critica al testo del maestro delle elementari e l’approfondimento sociologico dell’On. Vattelappesca. Tutta gente che non incontrerete mai nella vostra vita vera, perché non esiste davvero, a meno che non vi azzardiate ad andare ad una delle tante presentazioni di questi “autori locali”. Ecco, lì tutti questi personaggi mitologici si materializzano concretamente*. Posso darvi qualche dritta su come riconoscere le presentazioni di questo tipo?

Interventi. Il non plus ultra è far intervenire qualche rappresentante comunale, essere riveriti dall’amministrazione provinciale se non addirittura regionale, o anche (vi giuro che succede) da un comandante dei Vigili del Fuoco, diventato evidentemente esperto di libri dopo aver letto Fahrenheit 451. Per gli autori di questo tipo è il neorealismo fuori tempo massimo: il libro ha un valore non perché è scritto bene o perché dice qualcosa, ma perché “me lo ha presentato il Professor X”. Professor X che è lì solo per far piacere all’autore e si sforza di non sbadigliare mentre spiega al pubblico convenuto, quando c’è, che l’autore hai scritto il libro più bello del mondo.

Pubblico. La cosa triste è che perfino il pubblico, essendo per lo più formato da amici o parenti più o meno stretti dell’autore (a cui lui/lei medesimo/a ha abbondantemente rotto le palle perché fosse presente), si sforza di non sbadigliare. Provate a guardarvi intorno, ne troverete a iosa di presentazioni così: fatte da professori e studiosi sconosciutissimi, che scimmiottano i professoroni ospiti di Ballarò o di Che tempo che fa (e anche quelli fanno dormire, figurarsi). Se ve ne accorgete per tempo, scappate. Se no evitate almeno di russare.

Iconografia. In ogni caso, ecco l’iconografia classica di ogni presentazione (di questo tipo) che si rispetti: l’autore sta in posizione cristocentrica e ai lati ci sono due facce da morto che si passano mestamente un microfono, come fosse un lumino. Solitamente la sala è così piccola che non ci sarebbe bisogno di nessun microfono, ma c’è lo stesso, per amplificare il nulla, come quelli della trasmissione “Mistero” che provano a registrare le voci dei morti (senza risultati, ma va?).

Ecco, Vaticorca lo troverete con tutta probabilità tra quegli scaffali, come se la letteratura possa davvero essere “locale” e non universale, così come sono “locali” un prosciutto o un provolone, solo perché locale è l’autore. Come andare in una libreria a Dublino e ostinarsi a cercare L’Ulisse di Joyce negli scaffali degli autori locali (di quella città ovviamente). Puah. Beh, comunque Vaticorca lo troverete immeritatamente lì, sulle mensole ingolfate da tutti i libri sopravvissuti alle presentazioni che prima vi ho descritto.

Ora però dovrei spiegare, a chiunque sia così ostinato da voler ancora leggere il mio libro, anche dove si trovano questi scaffali, il più delle volte opportunamente nascosti anch’essi. Ma non è semplice, per questo non mi sforzo nemmeno di farlo. Chiedetelo direttamente a quelle allegre e sorridenti commesse/cassiere che vedete aggirarsi nevrotiche in libreria. Per intenderci quelle col french colorato alle unghie (orrore) che, a distanza, ti dà l’impressione che abbiano dei moncherini sanguinanti al posto delle dita. Ecco, chiedetelo a loro: seguitele, fatevi guidare nel sottoscala della loro libreria e poi, finalmente, prendete Vaticorca tra le mani.

Non vi chiedo di comprarlo, tanto non ci guadagno niente, ve lo garantisco. Potete anche sedervi a terra (o su una poltroncina se c’è) e leggervelo con calma, un po’ alla volta. Poi quando lo avrete finito sentitevi liberi di fare ciò che è giusto: uscite dal bugigattolo oscuro, avvicinatevi al proprietario e chiedetegli perché si ostina a nasconderlo e, peggio, perché lo ha messo vicino a quegli altri libri in mezzo ai quali lo avete trovato. Già che ci siete chiedetegli anche se è giusto, secondo lui e per lo stesso principio, piazzare Faletti vicino a Faulkner, ad esempio, solo perché iniziano entrambi per F.

Provate a chiedere tutte queste cose, ma sicuramente non saprà rispondervi.

@PArgoneto

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* Sì, prima che qualcuno si alzi a strepitare accusandomi di averlo fatto anche io in passato, lo ammetto: una volta ho partecipato ad una presentazione del genere per un mio vecchio libro. Ricordo ancora che l’ultima ad intervenire, che nell’ottica luciferina degli organizzatori aveva il compito di chiudere la presentazione per far capire a tutti quanto fosse importante il mio contributo al mondo della saggistica, esordì proclamando: “Io di questo libro non ci ho capito niente”. A buon rendere insomma.

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