La fine del mondo

Siamo sopravvissuti all’ennesima fine del mondo, la prima è stata predetta e descritta in una tavoletta assira del 2.800 avanti Cristo. Quindi probabilmente siamo già tutti morti, ma ancora non lo sappiamo. Oppure siamo rinchiusi in un mondo parallelo e mentale, come in certi romanzi di Philip K. Dick. Oppure non è vero e non è finito mai nessun mondo, così come non finirà mai la stupidità di chi crede in certe cose. Sì, certo. Ora tutti pronti a dire che la profezia andava interpretata diversamente, che si parlava di una fine simbolica e bla bla. Ma allora potevano dirlo prima, e per farlo bastavano due righe.

Il nostro calendario è basato su tre numeri che indicano: giorni, mesi, anni.I primi variano da uno a trentuno, i secondi da uno a dodici, e gli anni possono andare avanti all’infinito (teoricamente). I Maya invece, per misurare il tempo, usavano non tre, ma cinque cifre, nessuna delle quali estendibile all’infinito. Dunque i cinque numeri, moltiplicati tra di loro, hanno una periodicità di circa 5.125 anni, così come tutti i nostri anni ne hanno una pari a dodici mesi. Poi si inizia dal principio e si fa un altro giro sulla giostra.

Dunque nessuna profezia, solo tanti creduloni fomentati da una macchina che ha imparato, nel corso degli anni, a fare soldi: con la TV di Giacobbo o di Bossari, con blog tanto ridicoli quanto articolati, seguiti da innumerevoli persone che, giustamente, pagano la loro tassa sull’ignoranza non solo con i soldi, ma anche con un bel po’ di ansia. Quando queste profezie vengono smentite però non succede nulla. Anzi, quanto più una profezia risulta sbagliata, tanto più la gente continua a crederci.

Lo stesso Gesù Cristo ha affermato che la fine del mondo, con il suo ritorno, sarebbe arrivata entro la fine della sua generazione, ma nonostante questo c’è ancora gente che pensa che prima o poi tornerà davvero. Uno dei casi più simpatici è stato quello di Harold Camping, pastore di una chiesa evangelica cristiana americana che ha speso milioni di dollari per spargere per l’America (e non solo) cartelloni dicendo che l’Armageddon sarebbe avvenuto senza dubbio alcuno il 21 maggio 2011. Salvo poi ammettere che si era sbagliato, rilanciando con un’altra previsione: la fine del mondo sarebbe stata il 21 ottobre 2011. “Dio”, disse Camping, “risparmierà l’umanità per altri cinque mesi. Sono mortificato”. E se era mortificato lui, figurarsi noi.

Una cosa analoga era successa anche negli anni cinquanta: tre ricercatori di psicologia sociale si erano infiltrati in una setta del Kansas per studiarla. La capitanava una spiantata di nome Maria Keech, una casalinga depositaria di segreti a dir poco scottanti. La signora sosteneva di aver ricevuto un messaggio secondo cui, il 21 dicembre del 1954, una devastante inondazione avrebbe inghiottito la Terra. La soffiata le era arrivata dagli extraterrestri, per esattezza dagli abitanti del pianeta Clarion che però, essendo buoni di cuore, perché anche gli alieni hanno un cuore, si erano impegnati a salvare gli adepti della setta dal cataclisma. Come? Sarebbero passati a prenderli con i dischi volanti.

Ovviamente, semmai vi fosse venuto il dubbio, anche quella volta non si verificò assolutamente nulla, ma la gente di quella setta continuò a crederci, anche più di prima. Festinger, il professore che guidava quella ricerca, provò a sciogliere l’enigma coniando il concetto di dissonanza cognitiva, un termine altisonante per cercare di spiegare razionalmente la stupidità umana, ovvero la quantità infinita di salti mortali che un “credente in qualcosa” è in grado di compiere pur di preservare la propria fede a dispetto delle cocenti smentite che gli arrivano ogni momento. Ma forse non c’è nessuna realtà nel mondo dei dogmatici, solo una sistematica negazione delle evidenze. E tale atteggiamento è così radicato che con le armi della logica può essere solo illuminato, ma non sconfitto.

È quindi quasi inutile controbattere l’infinita serie di bufale che si sono succedute: pianeti che sarebbero apparsi all’improvviso facendoci a pezzi, asteroidi che ci vengono addosso, inondazioni, alieni, calendari Maya e cartelle segrete di Medvedev. Eppure sappiamo che, se non avremo la furbizia di distruggerci prima da soli, la fine ci sarà sicuramente. Fra 4 miliardi di anni, un tempo congruo per spendere tutti i nostri risparmi, il Sole si espanderà e la Terra finirà arrostita. Di questo possiamo starne certi. Senza parlare del fatto che i cosmologi litigano in continuazione sul destino dell’Universo: continuerà ad espandersi o diverrà un posto buio e privo di qualunque possibilità di vita? Ma queste cose non trovano spazio negli approfondimenti delle TV di Stato piuttosto che nei libri che si vendono, impegnati in questi giorni a spiegarci, con approfondito approccio storiografico, che forse il bue e l’asinello non c’erano nella stalla, vicino alla mangiatoia. Cosa che ha fatto notevolmente incazzare mia nonna, appena rientrata dal supermercato con le statuette dei due animali nuove di zecca.

Insomma, una fascinazione, quella per la fine del mondo e per le teorie escatologiche, che ha accompagnato anche qualche grande uomo di scienza. Forse il più noto fra tutti è Isaac Newton: sembra che in 50 anni di attività il professore di Cambridge abbia scritto più di 4500 pagine sul tema delle profezie. Nonostante le celebri scoperte scientifiche, tra cui il calcolo infinitesimale e la legge di gravitazione universale fu infatti, anche se a modo suo, uomo di fede e discusso teologo (considerato eretico negli ambienti ufficiali). Così, studiando i versi del libro di Daniele, l’autore dei Principia mathematica ha calcolato che il mondo sarebbe scomparso esattamente 1260 anni dopo la fondazione del Sacro Romano Impero d’Occidente, precisamente nell’Annus Domini 2060.

Quindi, se proprio sentivate la mancanza di una data da fine del mondo, ora sapete di avere altri scarsi cinquant’anni per cercare di capire da che parte stare, se da quella di chi usa la testa per ragionare o da quella di chi la usa solo per appoggiarci il cappello.

Newton? Lui portava la parrucca. A uno così si può perdonare quasi tutto.

1982-3

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