Ripresi il pompelmo e cominciai a passarlo da una mano all’altra

“Ripresi il pompelmo e cominciai a passarlo da una mano all’altra fin quando non mi decisi a mangiarlo. Il suo sapore aspro mi fece socchiudere gli occhi e stringere le labbra. Quella era la cosa che mi piaceva di più. Andai avanti così per una decina di minuti, uno spicchio alla volta, lentamente. Non avevo fretta. Alla fine mi versai un po’ di rum nel bicchiere e ne bevvi un sorso. Ritornai a fissare l’orologio. Non mi resi conto se mi addormentai o meno. Il ticchettio delle lancette mi aveva lentamente fatto scivolare sotto una calda coperta di incoscienza. Quando riaprii gli occhi mi ritrovai un ragazzo sulla trentina seduto sulla sedia, di fronte alla mia scrivania. Indossava una maglietta bianca, dei jeans e un paio di stivali. Non dissi assolutamente nulla. Mi passai la mano in volto per scacciare gli ultimi residui di sonno e abbassai i piedi dalla scrivania, così presero nuovamente contatto con il pavimento. Probabilmente era il ragazzo che aveva telefonato poco prima. Chi altri poteva essere? Feci un colpo di tosse per ridarmi un tono. Mi sistemai alla meglio e aspettai in silenzio. «La conosce Whole lotta love dei Led Zeppelin?», mi chiese di punto in bianco. «Per chi mi hai preso? Certo che la conosco», risposi seccato. Primo punto segnato. Aveva capito chi comandava”.

(Vaticorca, pag. 249).

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