Tu quoque, ovvero due ladri sono meno di uno

Quanto fa uno più uno? No, sbagliato. Non fa due, ma meno di uno. Cioè zero. Uno più uno fa zero, credetemi. Certo, potrebbe sembrarvi illogico, ma così non è. È, invece, il tipo di logica che utilizziamo tutti i giorni. Esempio: l’ex capogruppo dell’assemblea regionale del Lazio, tale Franco Fiorito meglio noto come “Er Batman ”, è stato accusato di peculato. In pratica prendeva i soldi pubblici per fare la bella vita.

L’uomo della strada non avrebbe grosse difficoltà ad etichettarlo come ladro. Il suo avvocato, però, ha subito rilasciato una dichiarazione che rimette in chiaro le cose: “Fiorito? È meno peggio di altri consiglieri regionali del Pdl ” e poi, rivolgendosi alla Polverini: “anche lei, come tutti gli altri, ha preso quello che doveva prendere. Sono tutti uguali, sono tutti una razza “.

È il classico tu quoque che conduce ad una sola risposta: Pippo non è un ladro dal momento che anche Pluto lo è. Due ladri sono meno di uno, sono zero.

Tutti ormai conosciamo le clamorose e strategiche insensatezze che dominano il dibattito pubblico italiano recente. “Il governo aumenta l’Iva per non alzare le tasse “, titolava qualche tempo fa un sito web: ma l’Iva non è una tassa? “Per agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro dobbiamo facilitarne l’uscita “, vedi flessibilità buona contro flessibilità cattiva, manco si parlasse di colesterolo; “Per favorire lo sviluppo siamo costretti a tagliare i fondi alla ricerca “, ovvero meglio l’uovo oggi che la gallina domani; “La Padania esiste perché esiste il Grana Padano “, no comment. Da ultimo: “Certo il sindaco intasca qualche tangente, ma fa anche in modo che i treni partano in orario “, e questa, anche se non si nota molto la differenza con le altre, è di Homer Simpson.

Verrebbe da dire: it’s democracy, baby. Se prevale il peggio, è perché è un peggio persuasivo, accattivante, affascinante, e forse non vale nemmeno la pena lamentarsi. È inconfutabile però che questa formidabile mancanza di timidezza logica, inconsapevole o strategica, di alcuni discorsi pubblici ha lo scopo preciso di rivolgersi a qualcuno. Ed è solo supponendo in questo qualcuno una stupefacente quanto formidabile ignoranza, o distrazione, o disaffezione alle questioni logiche, che si può sperare di far passare argomenti insensati o zoppicanti.

Come imparare dunque a vedere l’insensato, a trasmette la sensibilità alle contraddizioni, e ad agire di conseguenza? Potremmo rimettere in moto quella che Pirandello, nel suo “L’umorismo “, chiama la “macchinetta infernale “, che “è una specie di pompa a filtro che mette in comunicazione il cervello col cuore. La chiamano LOGICA i signori filosofi. Il cervello pompa con essa i sentimenti dal cuore, e ne cava idee. Attraverso il filtro, il sentimento lascia quanto ha in sé di caldo, di torbido: si refrigera, si purifica, si idealizza “.

Riallacciare più strettamente i legami di questa disciplina, amaramente relegata a solo qualche corso universitario per di più di tipo matematico, con l’uso comune del linguaggio e con le logiche “non classiche”, che spiegano come ragionare anche quando, per esempio, i famosi principi di non contraddizione e del terzo escluso non sembrano funzionare, potrebbe dar vita al tanto auspicato “pensiero critico” in grado di creare gli anticorpi ai continui tentativi di sviamento logico a cui siamo continuamente sottoposti.

L’alternativa è difficile da trovare. Certo, si può sempre invocare l’aiuto divino, ma anche qui ci sono dei problemi. Nell’omelia al funerale di Carlo Maria Martini, ad esempio, il Cardinale Scola ha rivolto un invito ai fedeli a pregare Dio perché accogliesse il defunto “nella dimora eterna a ricevere dalle mani del Signore il premio per le sue fatiche apostoliche ”.

Dunque: se Martini davvero merita la dimora eterna e il premio per le sue fatiche, Dio avrebbe davvero bisogno delle preghiere per accorgersene e agire di conseguenza? E se così non fosse, le preghiere dei fedeli potrebbero cambiare il (giusto per definizione) verdetto divino?

Non vi sembra di essere nella scena di un vecchio film in cui il Megadirettore Galattico, dietro ad una nuvola-scrivania, urla: “Lei non deve pensare, Fantozzi, questo è il suo problema. Avanti, su, cancelli tutto ”?

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