Sapersi muovere

Zygmunt Bauman, per adeguare il panorama della globalizzazione alle realtà locali, così da studiarne meglio le loro relazioni con gli ambienti internazionali, si è inventato un termine molto efficace: Glocal. Allargare lo sguardo, insomma, può aiutare a capire anche il piccolo mondo in cui si vive. L’inopportuna (ma solo perché poco credibile chi l’ha pronunciata) ironia sugli sfigati che a ventotto anni ancora non sono laureati e le polemiche (tutte strumentali) che l’hanno accompagnata, riportano però l’attenzione su una questione da sempre cruciale: il rapporto tra i giovani e lavoro, tra lavoro e politica e, per chidere il cerchio, tra giovani e politica. Viene da chiedersi cosa nel nostro Paese, e in Basilicata in particolare, blocchi un vero percorso di innovazione in questa direzione.

Per semplificare le cose consideriamo solo due ipotetiche tipologie di individui. Ai primi è stata da sempre instillata la regola della prudenza: cresciuti con la necessità di essere cauti, all’Università, nel lavoro, nella carriera, nella vita di ogni giorno, a questo primo gruppo di persone è stato da sempre insegnato a non indispettire i “potenti” perché “non si sa mai”. A loro hanno sempre consigliato di non criticare troppo nel caso che le vittime di quelle critiche, un giorno, si trovassero in una posizione da dove avrebbero potuto aiutarli, dare loro una bottarella, farli salire di grado. E questa prudenza fino a qualche tempo fa consigliava anche un altro atteggiamento: il rimanere defilati ad aspettare il proprio turno. Negli ultimi tempi, però, qualcosa è cambiato: oggi è diventato essenziale essere visibili. Il tasso di visibilità fa punteggio nel curriculum: sempre senza indispettire nessuno, sia chiaro, il “sapersi muovere bene” è diventato quasi un titolo di studio che vale più di un master. Meglio ancora di un dottorato. Farsi vedere, ma mai essere “contro”: questo è il trucco, mai apparire ribelli verso coloro che ancora stanno nelle stanze dei bottoni. E facendo così, molto spesso, il successo arriva davvero: anche da giovanissimi si possono assumere ruoli apicali a livello politico, amministrativo, universitario e via discorrendo. Ma, è un successo così calcolato, vincolato e con un rischio talmente basso che è praticamente impossibile che da esso nasca una vera innovazione. Nessuna rivoluzione, nessuno stravolgimento di idee o linguaggi può accadere in queste condizioni. Ciò che si può fare è semplicemente un aggiornamento di quello che c’è, di quello che “funziona”, di quello che “fa stampa”. Sempre le stesse cose, solo confezionate un po’ meglio. Insomma, per crescere e innovare questo gruppo di persone dovrebbe essere un po’ meno prudente e un po’ più impudente.

Dall’altro lato, invece, ci sono coloro che, per un motivo o per l’altro, si sono trovati nelle varie stanze dei bottoni e fanno di tutto per rimanervi. Sono coloro che, alcuni per merito e i più perché hanno capito per primi questo meccanismo di visibilità, sono riusciti a diventare gli interlocutori forzati di chiunque voglia assumere un ruolo in questa società. Stiamo parlando degli attuali politici, amministratori, professori universitari, dirigenti di società controllate dal pubblico, giornalisti, chiunque in somma sia in grado, nella nostra Italia, di fare il bello e il cattivo tempo. Secondo la teoria dei giochi, solo la cooperazione tra questi due gruppi potrebbe restituire la preminenza del “principio del merito” alla nostra società, dandole un impulso radicalmente innovativo e ammodernatore, ma la stessa teoria dei giochi ci insegna che, rispetto alla cooperazione, prevale quasi sempre l’interesse egoistico. E quindi si ritorna alla necessità di maggior coraggio, anche nella valutazione dell’operato di chi ha avuto la possibilità di incidere sul tessuto economico e sociale ma non lo ha fatto o lo ha fatto con scarsi risultati.

Come si entra nella stanza dei bottoni? Secondo quale criterio? Chi decide se farci entrare o meno? E, nel caso ci si riesca e poi ci si renda conto di non essere in grado di fare ciò a cui siamo stati chiamati, chi ne subisce gli effetti? Purtroppo, nel secondo gruppo (l’unico con questa possibilità) raramente chi sceglie subisce le conseguenze (economiche, politiche o di altro tipo) delle proprie decisioni sbagliate. Molto più spesso le scelte vengono fatte secondo una logica di potere e le conseguenze di queste scelte non ricadono su chi le fa (in quanto non amministra qualcosa di proprietà, bensì pubblico), ma sulla collettività. Si nomina la persona di cui ci si fida, la persona che non mette a rischio la posizione di potere di chi lo nomina, non quella che potrebbe fare meglio nell’ottica del bene comune.

Di fronte a questa situazione possono emergere tre reazioni da parte dei componenti del primo gruppo: l’adattamento, la fuga e la rabbia. Nel frattempo scuola e università continuano a sfornare un “prodotto” che deperisce rapidamente e che, per aumentare il suo ciclo di vita, molto spesso si rassegna ad allungamenti, spesso forzati, dello stesso percorso universitario, alla frequenza di falsi corsi di formazione e dolorosi antiporta di politici e amministratori di ogni risma e colore.

Gli sfigati e i bamboccioni forse il lavoro nella loro regione non lo cercano nemmeno più: perché se da un lato sanno che tutto è strettamente legato a questo retrogrado principio di fedeltà e di convenienza, dall’altro non riescono a trovare ancora il coraggio per rompere gli schemi, per essere innovativi, per rischiare qualcosa ed essere “contro”, anche se in termini propositivi. Facendo finalmente diventare una virtù la propensione al rischio che dovrebbe essere una tipica forma di malattia della gioventù, pronta però a scomparire al primo dente del giudizio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...